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Tumuliamo la mummia

Creato il: 14/06/2004 alle 11.19.24

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Tumuliamo la mummia
Lei ha fatto bene a ricordare la «regola». Tuttavia, è una regola priva di fondamento – «inutile», insomma – e oggi i linguisti raccomandano di accentare sempre . Riporto quel che scrisse Aldo Gabrielli in “Si dice o non si dice” (Mondadori, 1990):

«Una delle regolette fasulle piú dure a morire, e che le grammatiche continuano monotonamente a tramandarsi l’un l’altra, e molti scrittori, anche grandi scrittori, continuano scrupolosamente ad applicare, è questa che dice: il pronome
si accenta sempre quando è isolato: “se lo porta con sé”, per distinguerlo dal primo se che è congiunzione; invece non si accenta davanti a stesso e stessa, medesimo e medesima perché questa distinzione non è piú necessaria; però un momento: bisogna ugualmente accentarlo al plurale, e scrivere sé stessi e sé stesse per non scambiarli con le forme verbali di stare; invece se medesimi e se medesime vanno sempre senza accento perché la confusione, di nuovo, non è possibile…
Se la nostra grammatica non fosse infarcita di queste sottigliezze confusionarie, non sarebbe forse quella reietta che è. Vorrei ripetere a tutti quelli che mi leggono, e in particolare ai numerosi insegnanti ancora impastoiati in queste cianciafruscole, che una volta stabilito che il
pronome si deve scrivere accentato per distinguerlo, come è giusto, dal se congiunzione (e l’esempio sopra citato ne dimostra la necessità), non si capisce poi perché uno stesso e un medesimo che seguono debbano modificare questa regola. Si fanno forse eccezioni tra il affermazione e avverbio e il si particella pronominale? Sempre accentato il primo, mai accentato il secondo. Seguiamo dunque una norma comune, e la regoletta fasulla andrà finalmente a farsi benedire.»

Vero è che la grafia «se stesso», nell’uso, prevale su «sé stesso». E questo non manca di stupirmi: si rammentano regole inutilmente complesse – e si applicano con rigore certosino –, mentre ci si dimentica di segni grafici molto piú fondamentali e importanti, come l’accento nei composti di «tre» (ventitré, centotré) e di altre parole (gialloblú, viceré, nontiscordardimé, ecc.). Che vorrà dire? Forse che, troppo spesso, si bada piú al superfluo che all’essenziale…


Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 14/06/2004 alle 11.19.24


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