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note musicali

Creato il: 01/06/2004 alle 09.57.00

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note musicali
La sua osservazione è coerente e, nei termini da lei posti (in sincronia linguistica), condivisibilissima. Distinguere due omografi la cui "concorrenza" è del tutto teorica, risulta essere una superfetazione. Altra cosa sarebbe, invece, distinguere "dà" (verbo) da "da" (preposizione), la cui concorrenza è reale (pensi alla loro frequenza d'uso, e cfr. la non attiva distinzione "do/dò").
Tuttavia, a volte, quel che subentra, non è tanto la presumibile funzionalità di un accento grafico o di una vocale diacritica, quanto, più spesso, un certo prestigio legato alla tradizione di una lingua - quale necessità funzionale si può scomodare per spiegare, ad esempio, la forma "soqquadro", là dove la labiovelare intensa viene più comunemente rappresentata con il grafema "cqu"? Ma pensi anche all'accento grafico acuto/grave, poniamo, sulla vocale "e":
'è' 'é' rispettivamente indicanti il timbro "aperto" e "chiuso". Quale utilità funzionale possiamo garantire insistendo sulla grafia "perché" con "accento acuto", se l'effettivo grado di apertura della vocale, in un parlante medio, evidentemente dipende più da un eventuale sostrato dialettale che da altro? Sarà ormai più solo una questione di prestigio linguistico, allora (chi scriverà "perchè" sarà tacciato di ignoranza, e la distinzione tra acuto e grave diventerebbe più un pretesto per rimproverare, oggi, l'altrui lassismo grafico, piuttosto che suggerire una reale funzionalità fonetica) etc.
Ma la tradizione va comunque osservata, fino a quando non rappresenta, in un suo elemento più tipico, ormai solo un reperto archeologico destinato a una qualche sistemazione museografica riservata ai soli nostalgici... (quanti di noi, pur sapendo che è più "corretto" pronunciare "valùto", non esitano a dire "vàluto" quando si trovano di fronte a un "uditorio" che, evidentemente, non può che ignorare la pronuncia "corretta"?)...

A proposito (mi perdoni se divago) vorrei ricordare l'aneddoto di
Gunzo di Novara (960 d.C. ca.), maestro e grammatico di fama che, chiacchierando, incorse in un errore "ponendo videlicet accusativum pro ablativo", vedendosi poi rimproverato da un giovane monaco qualsiasi, il quale propose addirittura di fustigare il famoso grammatico. Gunzo si sentì in dovere di giustificare il suo errore accumulando numerosi esempi tratti dai classici che presentavano, appunto, la cosiddetta antiptosi (la "figura grammaticale" per cui è ammesso lo scambio di alcuni "casi" etc.)... in ultimo, però, ammise di essere stato tratto in inganno forse dall'uso del sermo vulgaris (quel che poi è "continuato" anche nella nostra lingua italiana, come in ogni romanza), così simile al latino...

Autore : Ladim - Email : lanona@tiscali.it
Inviato il : 01/06/2004 alle 09.57.00


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