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stare

Creato il: 27/04/2004 alle 16.45.56

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stare
Credo si debbano avanzare alcune distinzioni: il verbo "stare", in sostanza, può avere diverse funzioni: 1. predicativa, 2. copulativa, 3. fraseologica (o, se si preferisce, aspettuale). Gli esempi da lei riportati indicherebbero un uso copulativo ("stanno sparsi, stiamo seduti" e [l'orribile, e direi agrammaticale] "sto stanco") - vede bene che, in quanto verbo copulativo, il nostro "stare", può sostituire il verbo "essere" (come, in linea di massima, altri copulativi - ma "stare" vuole esprimere soprattutto il trovarsi in una certa posizione o situazione). Detto questo, per completezza, bisognerebbe prestare qualche attenzione alla funzione aspettuale (o, se si preferisce, fraseologica): il verbo "stare", in costruzione perifrastica, indica appunto l'imminenza di un'azione (esempio: "sto per mangiare"). Segnaleremo anche che, come giustamente indica lei stesso, stare+verbo è un costrutto marcato diatopicamente (vale a dire: un meridionalismo) ormai promosso a elemento sintattico "nazionale" (sorta di prestito interno); tuttavia vi sono delle riserve - alludo, naturalmente al "sto stanco" (ma veda anche l'espressione "sto a parlare", meridionalismo schietto, vs. "sto parlando", lingua standard). La diversa sfumatura, ad esempio, tra "sono" e "stanno" + "seduti", può indicarsi, rispettivamente, nell'attribuzione pura e semplice di uno stato ("essere") e nel presentarsi di una posizione in qualche modo sentita "attuale" ("stare") - in altre parole, l'uso di "stare" sembrerebbe vincolarsi principalmente a una circostanza particolare, calata in una reale situazione comunicativa ("la ragazza sta in piedi", come dire: quella ragazza in particolare; "la ragazza è in piedi" sembra invece più un exemplum grammaticale che una enunciato vero e proprio) - direi, quindi, che la differenza, tolta la varietà diatopica ormai non più avvertita, sarebbe legata ai principi di attualizzazione (secondo il quale un elemento linguistico è inserito in un preciso contesto situazionale) di espressività e di enfasi, tutti legati indissolubilmente alle sorti di qualsiasi lingua storico-naturale (e specialmente dei dialetti). Infine, riguardo all'uso dei verbi "avere" e "essere", non si usa "avere" davanti a eventuali aggettivi (ma anche sostantivi) perché non ha funzione copulativa - il verbo "essere", diversamente, può introdurre un aggettivo predicativo, come anche un nome del predicato - allo stesso modo i verbi copulativi (come il nostro "stare"), introducono il cosiddetto complemento predicativo (del soggetto [Paolo sembra allegro] o del oggetto [I cittadini elessero Paolo deputato]). Credo sia tutto - più o meno.

Autore : anonimo - Email :
Inviato il : 27/04/2004 alle 16.45.56


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