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Un lungo cammino

Creato il: 04/04/2004 alle 22.14.07

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Un lungo cammino
Se, talvolta, qualche risposta a un quesito soddisfa qualcuno, spesso non appaga chi, ponendone un’infinità piú o meno finita ma indubbiamente ciclica, sente la necessità di farne il sunto per chiedere poi conferme e aggiungere nuove domande, generando quel che si potrebbe definire «sticomitia infeconda» e dando a questo spazio le sembianze d’un corso privato di «congiuntivite».

Spiegare e non essere compresi, se ci si esprime chiaramente, è poco gratificante e, a lungo andare, tedioso. Ma, soprattutto, inutile con interlocutori che, saltando a piè pari i rudimenti della grammatica, vorrebbero delle certezze nei campi piú misteriosi della lingua – «certezze», sia detto per inciso, che sovente non esistono.

La lingua è paragonabile a un organismo vivente, con alcune necessità vitali senza le quali non è piú sé stessa, ma con ampie possibilità di spaziare tra la norma, l’uso e l’espressione personale – sempreché l’utente la sappia maneggiar bene.

Uno può leggersi tutta la
Grande grammatica italiana di consultazione (poco piú di 2300 pagine) e non essere capace di migliorare il proprio italiano, anche perché certi testi – come tutti quelli attendibili – presuppongono nel lettore l’aver acquisito tutta una serie di nozioni che richiedono tempo e pazienza per i neofiti. In ogni caso, leggere qualsiasi grammatica non aiuta molto chi non ha dimestichezza con la letteratura.

Solo
assimilando la lingua – a volte in modo subliminale, lasciandosi pervadere, senza ‘perché’ o ‘come mai’, dal flusso verbale come fosse musica –, si riesce un giorno a scriverla e a parlarla correttamente, e non già cercando «regole» minute che in certi casi non esistono: nessuna lingua è geometrica. Chi non abbia letto almeno tre volte – e per intero – I promessi sposi, Pinocchio e la Divina Commedia non può, credo, avere una coscienza linguistica sufficiente – di là da qualsiasi pensiero «strutturato» o «strutturante». Senza tale immersione nel tessuto profondo dell’italiano, non ha senso alcuna indagine grammaticale.

Leggiam! Leggiam? Speriamo soltanto di non dover soccombere, una volta ancora, al tristemente famoso
Vanitas vanitatum et omnia vanitas.

Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 04/04/2004 alle 22.14.07


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