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«Codesto»

Creato il: 22/03/2004 alle 13.13.33

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«Codesto»
Avendo notato da tempo l’uso improprio che se ne fa – e non solo qui –, mi permetto questa “noterella a piè di pagina”.

«Codesto» non è una variante ‘alta’ o ‘raffinata’ di «questo» o «quello», come sembra che alcuni – anche colti – credano, sibbene un terzo aggettivo-pronome dimostrativo, in uso in Toscana e nella lingua letteraria, con un significato ben preciso: si riferisce a cosa vicina al destinatario del messaggio. Ammirando la collana di una mia amica, potrei dire: «Bella codesta collana!»; ma, ammirando quella di una terza persona lontana da me e dal mio interlocutore, non potrei pronunciare la stessa frase, e dovrei dire «
quella collana».

Esiste anche un altro uso di «codesto», tipicamente letterario, detto tradizionalmente «narrativo»:

«Esempio: uno scrittore parla di un palazzo, e prosegue: “In
codesto palazzo vivevano…”. È un codesto contestato; ma lo scrittore ha ragionato così: “Certo, sarà questo o quel palazzo, ma parlandone e descrivendolo io, o lettore, l’ho proposto alla tua immaginazione, te l’ho messo davanti, sotto il naso, quindi è vicino a te, è codesto”. Se non si dà per buono un discorso del genere, con i suoi codesto non si salverebbe nemmeno il fiorentino Emilio Cecchi […]. E poi il codesto o cotesto narrativo ha un’anzianità autorevolissima.» (Luciano Satta, Scrivendo e parlando, Firenze, Sansoni, 1988)

Nella lingua modello d’oggi (dico «lingua modello» come sinonimo di «standard», termine che mi garba poco), come già ha detto Infarinato nella stanza appena chiusa («Vabbè»), le veci di «codesto» può farle «quello», anzi, la
Grande grammatica italiana di consultazione asserisce addirittura che «codesto» non fa parte dell’italiano contemporaneo, bensì dell’italiano antico e del toscano moderno. L’affermazione è un po’ drastica, però condivisibile a mio avviso, se ci si riferisce al modello di lingua media attuale, rispetto al quale si definiscono la letterarietà, la regionalità, ecc.

Perché «codesto» sia scomparso dall’uso medio, mentre, come ricordava ancora Infarinato, è rimasto vivo in portoghese («esse»), in spagnolo («ese») e in molti dialetti italiani (per esempio, il siciliano e calabrese «chissu»), non sembra facile da spiegare; la tendenza generale alla semplificazione del sistema linguistico mi par lungi dall’essere sufficiente – e spero che qualcuno trovi una spiegazione più plausibile. A ogni modo, la “perdita” di «codesto» mi appare come un impoverimento espressivo. Sarei felice di leggere il parere di altri.


Autore : Marco1971 - Email : olgs_30@hotmail.com
Inviato il : 22/03/2004 alle 13.13.33


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